lunedì 28 gennaio 2013

Aveva fatto bene.




E' stato scelto precisamente il settantesimo anno dell'elezione alla cancelleria della Repubblica di Wiemar di Hitler, il settantesimo anno dall'inizio della Guerra di Liberazione e della Resistenza ai nazisti ed ai fascisti, indissolubilmente alleati ed uguali.

Un ex Presidente del Consiglio dei Ministri si presenta, non invitato [e per questo, si può facilmente dedurre, non voluto] alle celebrazioni del Giorno della Memoria presso il Binario 21 [sotterraneo] della Stazione Centrale di Milano, luogo di partenza dei "treni della morte". E' una iniziativa ricorrente, ormai, impreziosita quest'anno dalla contestuale inaugurazione del Memoriale della Shoah, finalmente pronto dopo diversi anni di lavori.

Questo ex Presidente del Consiglio dei Ministri, figura centrale della Repubblica, l'unico che non abbia mai, se non una singola volta, presenziato alle celebrazioni per la Liberazione d'Italia durante tutti gli anni di suo governo [8 degli ultimi 10], si è dimostrato ancora una volta come dotato di quella furbizia da strada che, alla fine non paga.

Oggi fioccano le polemiche sulle sue parole, con le quali è riuscito ad affermare che

"il fatto delle leggi razziali è la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene"

Sì, Mussolini ha fatto una serie di cose positive, migliorando le condizioni di salubrità di diverse zone del Paese e creando alcuni Istituti pubblici tutt'ora alla base della nostra tutela sociale.

Anche Hitler risollevò le sorti economiche di un Paese veramente distrutto, quale era la Germania nel 1933.

Anche Stalin fu un campione della Pace al di fuori dell'Unione Sovietica, come lo fu - per qualche tempo durante gli anni '30 - Mussolini in Europa, e contribuì alla decisiva distruzione del nazismo liberando - peraltro - proprio il campo di Auschwiz.

Anche Pol-Pot fu uno strenuo oppositore dell'Unione Sovietica.

Tutti i dittatori hanno "fatto bene" per il proprio Paese, volendo sempre mantenere una solida base di consenso popolare o semplicemente come effetto collaterale delle loro politiche dittatoriali od assolutiste.

Se noi, l'Italia, fossimo una Nazione unita dalla repulsione di quanto di vergognoso e sconcertante fu fatto, da noi, durante la dittatura fascista, oggi non ci sarebbero polemiche sui giornali bensì un'unanime, corale e totale ostracismo di quell'ex Presidente del Consiglio dei Ministri, la sua eliminazione dalle notizie, dagli approfondimenti, dalle opinioni. Dopo le sue parole ci sarebbe stata una sonora e crassa risata da parte di tutti, presenti e cronisti, che lo avrebbero subito dopo abbandonato, lasciato solo a concludere le sue farneticazioni comprensibili, forse (ma non scusabili), per la demenza senile.

Ci sarebbe la sua diretta cancellazione dalla Politica del nostro Paese.

Io ci credo e lo spero.


Angelo Alessandro Palmeri

[Massimo Incegnieri]

Sull’Erasmus ed il Diritto [al voto]

Si è scritto molto, durante queste due ultime settimane, sulla questione “Erasmus"
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Un tema molto presente, quello del programma europeo di studio temporaneo in università di altri Paesi europei, già negli ultimi mesi del 2012: prima, durante tutto l’anno, i festeggiamenti per i 25 anni di vita del progetto e, poi, durante la travagliata discussione sul bilancio dell’Unione per i prossimi sei anni, l’allarme – successivamente ed un po’ precariamente rientrato – della mancanza di fondi per sua prosecuzione [grazie alla perniciosità di diversi Paesi, ossia Regno Unito, Germania, Svezia, Olanda e Finlandia], e addirittura lo spettro della chiusura.

E’ tornato, l’Erasmus, a far parlare di sé. In Italia, solo. All’avvio della campagna elettorale per le Elezioni Politiche, solo.

Sappiamo tutti perché. In Italia si vota il 24-25 febbraio [domenica e lunedì, come da tradizione] e gli “studenti Erasmus” hanno “scoperto” di non poter votare dall’estero, dovendo invece tornare in Italia per poter esercitare il loro diritto-dovere; subito si è alzato un vespaio politico-tecnico, un polverone di dichiarazioni, controdichiarazioni, marce avanti e marce indietro, di difese del diritto di voto di questi poveri [anche in senso stretto] cittadini privati del loro elettorato attivo.

Tutto ciò è vero.

E’ vero, e ridicolo aggiungo. E’ ridicolo perché il nostro è uno tra i pochissimi Paesi europei a non aver ancora incluso gli Erasmus – così come altri cittadini solo temporaneamente all’estero e non ivi residenti – tra i soggetti abilitati al voto presso le strutture diplomatiche nazionali.

Però, leggendo la selva di dichiarazioni, commenti ed amenità varie prodotte da politici, opinionisti, candidati vari e dalla stessa Commissione dell’Unione Europea, mi è sorta una domanda, che poi si riconduce – in qualche maniera – all’argomento elettorale: questi studenti, Erasmus, così indignati e furenti si “svegliano” solo ora? Ed i politici che li appoggiano, si “svegliano” solo ora? E gli organi di cd. “informazione”, che danno risalto alla questione, si “svegliano” solo ora?

Me lo sono chiesto, perché studente Erasmus sono stato anch’io, non più tardi di due anni fa.

E due anni fa si è votato, oh sì, si è votato. Si è votato per il rinnovo di alcune Amministrazioni locali di primaria importanza nazionale [Milano, Napoli e Torino ad esempio], a cui è seguita una consultazione particolare, ancora più importante delle Elezioni Politiche secondo i principi della partecipazione e dell’esercizio del diritto-dovere di voto: i referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento.

Allora, però, gli studenti Erasmus, che hanno – come oggi – vibrantemente protestato, non hanno incontrato tutta l’attenzione che gli studenti Erasmus 202-2013 stanno ricevendo, non da parte della stampa e della cd. “informazione”, non da parte del dibattito politico e non da parte degli altri studenti universitari, molti dei quali sono gli Erasmus di quest’anno.

La cd. “informazione” non aveva nessun interesse – evidentemente – due anni fa, nel dare voce e supporto alle istanze degli Erasmus, mentre la politica [quella con la "p" minuscola] ne aveva ancora meno. Dov’erano il PD e SEL, per esempio, quando agli Erasmus veniva negato il diritto di votare – dall’estero – per i referendum che – guardacaso – gli stessi PD e SEL avevano osteggiato in tutti i modi [niente raccolta firme, silenzio nelle dichiarazioni e via dicendo] salvo poi saltare sul carro nelle ultime due settimane antecedenti la data del voto [quando tutta l'attività di fatica era ormai quasi finita], tempestando le città di manifesti di sostegno ai referendum ed i media di dichiarazioni dello stesso tipo?

Certo, non avendo alcun interesse nella riuscita di quei tre referendum – che, lo ricordo, hanno visto un’affluenza del 56,77% ossia superiore a quel quorum mai superato dopo il referendum abrogativo del finanziamento pubblico ai partiti del 1993 – quelli che ora si ergono a strenui difensori dei diritti degli studenti Erasmus si guardavano bene anche solo di pronunciarne il nome.
 
E gli studenti?

Dov’erano – mi chiedo – gli studenti che oggi sono in Erasmus e che in buona parte erano già studenti due anni fa, quando i loro colleghi – dell’epoca – chiedevano, gridavano, di poter esercitare il loro diritto? Io, personalmente, non so dove fossero ma, avendo vissuto l’esperienza direttamente, posso dire che non erano poi in tanti ad essere interessati.

Ora, mi chiedo, perché dovrei esserne interessato io?

Le cose, penso, vanno fatte con metodo, vanno fatte bene.

Gli studenti universitari, bravi e pieni di energie come siamo noi “ragazzi”, fanno spesso delle campagne meritorie e forti su tanti temi che riguardano scuola ed università, ricerca ed insegnamento, presente e futuro [un esempio su tutti, l'attività svolta dal SISM - Segretariato Italiano Studenti di Medicina nell'ambito della riforma delle modalità di accesso alle Scuole di specializzazione medica]: perché non hanno affrontato la questione del “voto Erasmus”, presente sul tappeto da 25 anni, prima?

Perché l’Unione degli Studenti, così come le Consultedegli Studenti, locali e nazionale, non hanno imposto la questione al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca?

E soprattutto, perché non l’hanno fatto quando c’era tempo?

Sì, il tempo. Perché “svegliarsi” ad un mese dal voto significa attivarsi tardi, troppo tardi, per anche solo potersi illudere di ottenere un risultato.

Esistono delle regole, inadeguate, che vanno modificate, delle procedure che vanno seguite proprio per modificare le regole inadeguate e dei tempi necessari per fare il lavoro bene.
Se fossimo un Paese che tutela e forma i suoi giovani avremmo avuto politici ed informazione che non oggi, non un mese fa bensì mesi od anni fa avrebbero posto la questione nell’agenda politica ed avrebbero agito per garantire un diritto che, per venticinque anni, non è stato garantito.

E gli studendi Erasmus, ai quali viene negato l’esercizio di un diritto-dovere costituzionalmente garantito, spero e mi auguro che imparino come questa politica e questa informazione non abbiano interessi se non la propria stessa sopravvivenza, in barba a tutto ed a tutti e che capiscano che per ottenere quel che è dovuto non si può limitarsi ad abbaiare a casaccio, a fare rumore, ed a sperare che “qualcuno faccia qualcosa”. Bisogna prepararsi, conoscere ed agire.

Per tempo.



Angelo Alessandro Palmeri

[Massimo Incegnieri]

venerdì 25 gennaio 2013

Candido e il Politico

Milano, 25 gennaio 2013

Si avvia, oggi, di venerdì, dopo che dall'altra sponda dell'oceano il primo Presidente degli Stati Uniti d'America che ha voluto affrontare e nominare - con il loro nome - dei temi rimasti tabù per infinito tempo ha giurato, dando inizio al proprio secondo mandato presidenziale, Candido e il Politico, blog di Comunità, Politica, Società, Cultura e Costumi.

Un blog snello, che coniugherà rapide notizie, e relative considerazioni, con ponderati interventi sull'Italia, sul Mondo, sul nostro futuro.

Nostro futuro perché Candido e il Politico si fonda e prende forza da due di noi, Angelo e Massimo, due che vogliono dire la loro e che troverete qui, in questo spazio, se mai vorrete sapere come la pensano.

Candido e il Politico sarà una grande avventura, per noi e - confidiamo e ci auguriamo davvero - anche per tutti coloro ai quali riusciremo a fare compagnia!

Angelo Alessandro Palmeri - Massimo Incegnieri