Si è scritto molto, durante queste due ultime settimane, sulla questione “Erasmus"
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Un tema molto presente, quello del programma europeo di studio
temporaneo in università di altri Paesi europei, già negli ultimi mesi
del 2012: prima, durante tutto l’anno, i festeggiamenti per i 25 anni di vita del progetto
e, poi, durante la travagliata discussione sul bilancio dell’Unione per
i prossimi sei anni, l’allarme – successivamente ed un po’
precariamente rientrato – della mancanza di fondi per sua prosecuzione
[grazie alla perniciosità di diversi Paesi, ossia Regno Unito, Germania,
Svezia, Olanda e Finlandia], e addirittura lo spettro della chiusura.
E’ tornato, l’Erasmus, a far parlare di sé. In Italia, solo. All’avvio della campagna elettorale per le Elezioni Politiche, solo.
Sappiamo tutti perché. In Italia si vota il 24-25 febbraio
[domenica e lunedì, come da tradizione] e gli “studenti Erasmus” hanno
“scoperto” di non poter votare dall’estero, dovendo invece tornare in
Italia per poter esercitare il loro diritto-dovere; subito si è alzato
un vespaio politico-tecnico, un polverone di dichiarazioni,
controdichiarazioni, marce avanti e marce indietro, di difese del
diritto di voto di questi poveri [anche in senso stretto] cittadini
privati del loro elettorato attivo.
Tutto ciò è vero.
E’ vero, e ridicolo aggiungo. E’ ridicolo perché il nostro è uno tra i
pochissimi Paesi europei a non aver ancora incluso gli Erasmus – così
come altri cittadini solo temporaneamente all’estero e non ivi residenti – tra i soggetti abilitati al voto presso le strutture diplomatiche nazionali.
Però, leggendo la selva di dichiarazioni, commenti ed amenità varie
prodotte da politici, opinionisti, candidati vari e dalla stessa
Commissione dell’Unione Europea, mi è sorta una domanda, che poi si
riconduce – in qualche maniera – all’argomento elettorale: questi studenti, Erasmus, così indignati e furenti si “svegliano” solo ora? Ed
i politici che li appoggiano, si “svegliano” solo ora? E gli organi di
cd. “informazione”, che danno risalto alla questione, si “svegliano”
solo ora?
Me lo sono chiesto, perché studente Erasmus sono stato anch’io, non più tardi di due anni fa.
E due anni fa si è votato, oh sì, si è votato. Si è votato per il rinnovo di alcune Amministrazioni locali di primaria importanza nazionale [Milano, Napoli e Torino ad esempio], a cui è seguita una consultazione particolare,
ancora più importante delle Elezioni Politiche secondo i principi della
partecipazione e dell’esercizio del diritto-dovere di voto: i referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento.
Allora, però, gli studenti Erasmus, che hanno – come oggi –
vibrantemente protestato, non hanno incontrato tutta l’attenzione che
gli studenti Erasmus 202-2013 stanno ricevendo, non da parte della
stampa e della cd. “informazione”, non da parte del dibattito politico e
non da parte degli altri studenti universitari, molti dei quali sono
gli Erasmus di quest’anno.
La cd. “informazione” non aveva nessun interesse – evidentemente – due anni fa, nel dare voce e supporto alle istanze degli Erasmus, mentre la politica [quella con la "p" minuscola] ne aveva ancora meno. Dov’erano il PD e SEL, per esempio, quando agli Erasmus veniva negato il diritto di votare – dall’estero – per i referendum
che – guardacaso – gli stessi PD e SEL avevano osteggiato in tutti i
modi [niente raccolta firme, silenzio nelle dichiarazioni e via dicendo]
salvo poi saltare sul carro nelle ultime due settimane antecedenti la
data del voto [quando tutta l'attività di fatica era ormai quasi
finita], tempestando le città di manifesti di sostegno ai referendum ed i
media di dichiarazioni dello stesso tipo?
Certo, non avendo alcun interesse nella riuscita di quei tre
referendum – che, lo ricordo, hanno visto un’affluenza del 56,77% ossia
superiore a quel quorum mai superato dopo il referendum
abrogativo del finanziamento pubblico ai partiti del 1993 – quelli che
ora si ergono a strenui difensori dei diritti degli studenti Erasmus si
guardavano bene anche solo di pronunciarne il nome.
E gli studenti?
Dov’erano – mi chiedo – gli studenti che oggi sono in Erasmus e che
in buona parte erano già studenti due anni fa, quando i loro colleghi –
dell’epoca – chiedevano, gridavano, di poter esercitare il loro diritto?
Io, personalmente, non so dove fossero ma, avendo vissuto l’esperienza
direttamente, posso dire che non erano poi in tanti ad essere interessati.
Ora, mi chiedo, perché dovrei esserne interessato io?
Le cose, penso, vanno fatte con metodo, vanno fatte bene.
Gli studenti universitari, bravi e pieni di energie come siamo noi
“ragazzi”, fanno spesso delle campagne meritorie e forti su tanti temi
che riguardano scuola ed università, ricerca ed insegnamento, presente e
futuro [un esempio su tutti, l'attività svolta dal SISM - Segretariato
Italiano Studenti di Medicina nell'ambito della riforma delle modalità
di accesso alle Scuole di specializzazione medica]: perché non hanno affrontato la questione del “voto Erasmus”, presente sul tappeto da 25 anni, prima?
Perché l’Unione degli Studenti, così come le Consultedegli Studenti, locali e nazionale, non hanno imposto la questione al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca?
E soprattutto, perché non l’hanno fatto quando c’era tempo?
Sì, il tempo. Perché “svegliarsi” ad un mese dal
voto significa attivarsi tardi, troppo tardi, per anche solo potersi
illudere di ottenere un risultato.
Esistono delle regole, inadeguate, che vanno modificate,
delle procedure che vanno seguite proprio per modificare le regole
inadeguate e dei tempi necessari per fare il lavoro bene.
Se fossimo un Paese che tutela e forma i suoi giovani avremmo avuto politici ed informazione che non oggi, non un mese fa bensì mesi od anni fa avrebbero posto la questione nell’agenda politica ed avrebbero agito per garantire un diritto che, per venticinque anni, non è stato garantito.
E gli studendi Erasmus, ai quali viene negato
l’esercizio di un diritto-dovere costituzionalmente garantito, spero e
mi auguro che imparino come questa politica e questa informazione non
abbiano interessi se non la propria stessa sopravvivenza, in barba a
tutto ed a tutti e che capiscano che per ottenere quel che è dovuto non si può limitarsi ad abbaiare a casaccio, a fare rumore, ed a sperare che “qualcuno faccia qualcosa”. Bisogna prepararsi, conoscere ed agire.
Per tempo.
Angelo Alessandro Palmeri
[Massimo Incegnieri]