venerdì 15 marzo 2013

Giovani e lavoro: vogliamo occuparci?



Mentre il Paese, l’Italia, affronta una pagina storica molto travagliata e caotica, una parte dei suoi cittadini si trova in una situazione ancor più critica: sono i giovani italiani, ragazzi e ragazze che – in questo momento di crisi generale –soffrono più degli altri le mutazioni dell’economia e l’incidenza delle politiche di austerità e di restrizione attuate dal Governo uscente e – sivedrà – forse anche da quello di prossima formazione.

In novembre, secondo il dato reso disponibile dall’ISTAT, la disoccupazione cd. “giovanile” [ossia quella deigiovani tra i 15 ed i 24 anni] ha raggiunto il livello record del 37,1% della forza lavoro della medesima fasciad’età, ossia di quei giovani che non studiano e che vorrebbero lavorare. Volendo fare un rapido [ed impietoso] confronto, l’indice di disoccupazione generale, ossia relativo alla forza lavoro di tutte le età, ammonta al 11,1% ed appare stabile.

I giovani, insomma, risultano fortemente penalizzati sul mercato del lavoro, che spesso si trova ostaggio di datori di lavoro molto attenti alprofitto personale e molto poco al loro ruolo – appunto – di creatori di postidi lavoro, di lavoratori ostaggiodelle loro stesse tutele – in alcuni casi anacronistiche e non ragionevoli – edei privilegi acquisiti con il tempo e di sindacati attenti alla strenua difesa di alcune categorie [preponderanti tra i loroiscritti] e quasi indifferenti rispetto ad altre [tra cui, guarda caso, proprio i giovani].

Quale conseguenza porta questa situazione?

Questa situazione rappresenta una grave minaccia per il Paese, perché non più “tanti” giovani bensì un’intera generazione sta venendo tagliata fuori dal mercato del lavoro, dalle possibilità di crescita personale e professionale, dalle opportunità di prendere direttamente in carico il proprio futuro e – con esso – quello del Paese, in prima persona.

Come già la classe politica del dopoguerra ha, di fatto, impedito alla generazione degli odierni 40-50enni di raggiungere le posizioni di controllo e gestione dello Stato, il rischio dioggi è che il Paese impedisca ai suoi giovani di occupare quei posti nella Comunità che sono stati dei loro padri, e che hanno contribuito alla creazione del Paese e della Nazione.

La questione della disoccupazione dei giovani va affrontata con metodo ed attenzione, perché se gestita con leggerezza od indecisione potrà rischiare di tramutarsi da una sofferenza dei ragazzi ad una guerra intergenerazionale di figli – senza lavoro, senza diritti e senza tutele – contro padri – con un qualsiasi tipo di lavoro, la garanzia di giusti diritti ed il conforto di diverse tutele. Un conflitto, questo, assolutamente deleterio oltreché inutile,che potrebbe solo fare male al Paese, non risolvendo assolutamente il problema ma dando l’alibi a coloro che vorrebbero smantellare del tutto i diritti dei lavoratori per massimizzare il proprio profitto personale a scapito della vita di milioni di persone.

Ciò che, come due ragazzi d'Italia, chiediamo alle nuove Camere ed al nuovo Governo che si insedierà [ammesso che – visti gli esiti del voto – riesca a nascere unnuovo Esecutivo] è come la politica vorrà affrontare questa grave e pericolosissima situazione e cosa, quali provvedimenti, intenderà mettere in atto per affrontare sistematicamente, con decisione, la questione del lavoro per i giovani.


Angelo Alessandro Palmeri

[Massimo Incegnieri]

sabato 9 marzo 2013

Moral Hazard



Bisogna porre un freno a ciò che viene definito moral hazard. 
No, non è un film thriller, ma bensì un comportamento eticamente sbagliato che ha causato troppi danni ai cittadini e ai loro risparmi. 
Chi ne sono i responsabili? I manager delle grandi banche: e più queste banche sono " grosse ed importanti " più questa pratica è diffusa. 
Tralasciamo le influenze politiche che stanno dietro alle istituzioni bancarie, affrontiamo in maniera lineare la questione senza perderci ulteriormente nei meandri di questa deformazione istituzionale.

Il problema del moral hazard origina dalla letteratura scientifica proveniente dagli studi assicurativi. 
Applicato al sistema bancario comincia ad acquisire notevole interesse scientifico soprattutto oltre l'Atlantico a seguito del Gramm-Leach-Billey Act (1999) che abrogò il Glass-Steagall Act (1933). 
Quest'ultima legge era nata per dividere le banche commerciali dalle banche d'investimento a seguito della crisi del 1929.
Quando sotto il governo Clinton, nel pieno "boom" dell'economia statunitense di inizio anni '90, si decise di eliminare tale divisione per consentire alle banche di svolgere sia il ruolo tradizionale sia quello d'investimento, ebbero inizio i problemi. 

Non essendoci più la distinzione tra le due funzioni moltissimi manager, su pressione degli azionisti od anche per loro autonoma iniziativa (eventualità che può anche dare luogo a responsabilità nei confronti della banca che amministrano), hanno cominciato a compiere investimenti rischiosi, molto spesso al solo fine scopo speculativo. Queste operazioni non ponevano in considerazione le conseguenze negative che determinate azioni potevano arrecare nei confronti di quei creditori e risparmiatori per nulla interessati a effettuare investimenti. 
Purtroppo importanti gruppi bancari americani (e non solo) hanno preso parte a questo sistema.
Il caso più eclatante è stato sicuramente quello della Lehman Brothers. 

Ma nella pratica, cosa accade? 
I manager e gli azionisti conoscono una semplice regola base: se una banca è troppo grande per fallire verrà salvata. Per un motivo ovvio: non sarà possibile lasciare i creditori e i risparmiatori in mutande! Oltre che al danno economico verrebbe a sollevarsi un problema sociale, quindi non di secondo piano.
I manager faranno perciò investimenti ad alto rischio, coscienti del fatto che se andranno a buon fine  verranno considerati i nuovi grandi " geni " della finanza mentre se falliranno saranno gentilmente accompagnati alla porta , con una sostanziosa buona uscita e tanti cari saluti. 
Una cosa sarà certa: lo Stato salverà la banca (coi nostri soldi) e noi ci accolleremo un altro debito.
Quella che si crea in questo circolo vizioso è la progressiva de-responsabilizzazione dei manager unita a una professionalità sempre meno consistente. 

Ecco perché sarebbe importante introdurre, in Italia così come in tutta l'Unione, la distinzione tra banche commerciali e banche d'investimento.
Lo scopo sarebbe, da un lato, quello di proteggere il denaro dei risparmiatori da usi spregiudicati, e, dall'altro, quello di diminuire le dimensioni delle banche, scorporandone le attività e riducendo i soggetti a rischio garantendo, quindi, una maggiore responsabilizzazione dei dirigenti. 
In questo modo si  ridurrebbe drasticamente il pericolo di moral hazard. 
Non solo.Una maggior accountability dovrebbe essere la prima parola d'ordine dei consigli di amministrazione. Ma questa è un'altra storia.

P.S. - Investire sull'etica professionale non sarebbe una cattiva idea. 

Massimo Incegnieri
(Angelo Alessandro Palmeri)




martedì 5 marzo 2013

" Vivere o morire. Beppe, fa' la tua scelta"





Premessa.
Indro Montanelli disse in merito a Berlusconi : " Lasciatelo governare ". 
Nonostante la mia percezione del Movimento Cinque Stelle sia contornata da dubbi ed interrogativi più o meno condivisibili a seconda delle posizioni di ciascuno, ho voluto scrivere quest'articolo volutamente polemico. La mia intenzione è quella di far leva sulla responsabilizzazione dei neo-eletti, poiché la loro missione è quella di cancellare la " vecchia politica " ma il confine tra il dire e il fare può portare anche a una prematura conclusione dell'esperienza Cinque Stelle. Oggi sono politici, a tutti gli effetti. E come tali, proclamandosi come il nuovo, non possono permettersi errori. Indi per cui mi aggrego all'invito del buon vecchio Indro: lasciamoli "governare", ma mettiamoli davanti ai loro doveri e alle loro responsabilità. Visione confermata anche dal mio collega Angelo. 


" Ciao, io mi chiamo ... ".
Con questa frase si aprono le presentazioni dei neo-parlamentari del Movimento Stellato. 
Effettivamente hanno ragione in molti, tra cui lo stesso Andrea Scanzi, ad affermare che sembra di essere a X Factor.
Sarà la giovane età, l'ingenuità o la poca dimestichezza con gli aspetti tecnici della politica, ma gli argomenti rimangono relegati (quasi) sempre a un tema fondamentale: l'ambiente. Talvolta si parla d' istruzione.Altri non dicono nulla, si presentano e basta.  
Nessuno va oltre, nessuno parla di economia, fisco, politica estera e relazioni con l'Europa. Nessuno parla concretamente di politiche sociali. Il nulla. 

Certo, il tempo è poco e devono parlare tutti. 
Però è un dialogo sterile, tra sordi. Rischia di essere un Movimento " autistico " ( si passi il termine ). 
Comincia infatti a delinearsi  una certa volontà auto-escludente nei confronti di coloro che, pur avendo votato il Movimento Cinque Stelle, si trovano privi della praticità o della possibilità di aver accesso al Web. Non contano costoro? O forse adesso, data la conclusione della campagna elettorale, la piazza vale meno di zero?
I continui rifiuti a dialogare con la stampa italiana creano "provincialismo" e a lungo andare non portano a nulla. Gli italiani, tutti, hanno il DIRITTO di sapere chi occupa 163 seggi del Parlamento italiano. E gli eletti hanno il DOVERE di rispondere alle domande che vengono poste dai giornalisti. 
Piaccia o non piaccia, prezzolati o meno, politicizzati o no la democrazia esige che l'informazione circoli. 
L'ordine di scuderia  " non parlare con la stampa " è dittatoriale per un Movimento che della trasparenza e dell'orizzontalità ha fatto la sua bandiera. 
Ma anche i cittadini che non hanno votato Cinque Stelle hanno bisogno di sapere chi è e che cosa pensa l'eletto di turno a Palazzo.

Ora che sono nel " sistema " i Grillini dovranno confrontarsi con gli altri esponenti politici.
Non basta il motto "siamo cittadini, vogliamo cambiare questo Paese ... " .
C'è bisogno di risposte concrete. Ora. 
Un esponente afferma letteralmente: " So le lingue, quindi vorrei occuparmi di politica estera ". 
E' solo un esempio, ma ciò che emerge prepotentemente è una tendenza alla semplificazione negativa della politica laddove viene richiesto un minimo quoziente di tecnicismo. Si può controbattere che nemmeno prima c'era competenza, verissimo. Ma un Movimento che predica anche " merito " non si può permettere solo la buona volontà. Tacciano però PD e PdL : le loro politiche sono state più improvvisate delle presentazioni degli stessi eletti a Cinque Stelle. 
Tuttavia colpisce  la quasi  totale leggerezza con cui si affronta un momento di cambiamento epocale per la storia Repubblicana. Sembra una riunione tra single che si presentano l'un l'altro in cerca di affinità. Nessun contraddittorio, nessun giornalista che potesse rivolgere domande ai capigruppo di Camera e Senato del Movimento. Perché? E' così poco " anti-sistema " rispondere con competenza e serietà a domande di pubblico interesse? 

Grillo e Casaleggio si gongolano in questo caos. 
Giocano a essere sfuggenti, irridono. Forse, caro Grillo, sei tu a " non aver capito niente ". Qui stiamo giocando con il futuro di milioni di italiani, di cui un 25% ha rivolto le sue speranze al neonato Movimento. Non c'è peggio che giocare con le speranze e le aspettative dalle persone. In questo momento, con continui atti di irresponsabilità al limite tra il ludico e il puerile, si sta proprio andando nella direzione  sbagliata. Proposto come il NUOVO, riconosciuto come il primo partito d'Italia, il Movimento Cinque Stelle nel malaugurato caso di ritorno alle urne non potrà  considerarsi " non responsabile " dell'ingovernabilità.

Ora il Movimento è nel sistema e ha la possibilità di cambiarlo.Un fallimento sarà unicamente colpa sua.

Vivere o morire? Fa' la tua scelta 

Massimo Incegnieri
(Angelo Alessandro Palmeri)