Mentre il Paese, l’Italia, affronta una pagina storica molto travagliata e caotica, una parte dei suoi cittadini si trova in una situazione ancor più critica: sono i giovani italiani, ragazzi e ragazze che – in questo momento di crisi generale –soffrono più degli altri le mutazioni dell’economia e l’incidenza delle politiche di austerità e di restrizione attuate dal Governo uscente e – sivedrà – forse anche da quello di prossima formazione.
In novembre, secondo il dato reso disponibile dall’ISTAT, la disoccupazione cd. “giovanile” [ossia quella deigiovani tra i 15 ed i 24 anni] ha raggiunto il livello record del 37,1% della forza lavoro della medesima fasciad’età, ossia di quei giovani che non studiano e che vorrebbero lavorare. Volendo fare un rapido [ed impietoso] confronto, l’indice di disoccupazione generale, ossia relativo alla forza lavoro di tutte le età, ammonta al 11,1% ed appare stabile.
I giovani, insomma, risultano fortemente penalizzati sul mercato del lavoro, che spesso si trova ostaggio di datori di lavoro molto attenti alprofitto personale e molto poco al loro ruolo – appunto – di creatori di postidi lavoro, di lavoratori ostaggiodelle loro stesse tutele – in alcuni casi anacronistiche e non ragionevoli – edei privilegi acquisiti con il tempo e di sindacati attenti alla strenua difesa di alcune categorie [preponderanti tra i loroiscritti] e quasi indifferenti rispetto ad altre [tra cui, guarda caso, proprio i giovani].
Quale conseguenza porta questa situazione?
Questa situazione rappresenta una grave minaccia per il Paese, perché non più “tanti” giovani bensì un’intera generazione sta venendo tagliata fuori dal mercato del lavoro, dalle possibilità di crescita personale e professionale, dalle opportunità di prendere direttamente in carico il proprio futuro e – con esso – quello del Paese, in prima persona.
Come già la classe politica del dopoguerra ha, di fatto, impedito alla generazione degli odierni 40-50enni di raggiungere le posizioni di controllo e gestione dello Stato, il rischio dioggi è che il Paese impedisca ai suoi giovani di occupare quei posti nella Comunità che sono stati dei loro padri, e che hanno contribuito alla creazione del Paese e della Nazione.
La questione della disoccupazione dei giovani va affrontata con metodo ed attenzione, perché se gestita con leggerezza od indecisione potrà rischiare di tramutarsi da una sofferenza dei ragazzi ad una guerra intergenerazionale di figli – senza lavoro, senza diritti e senza tutele – contro padri – con un qualsiasi tipo di lavoro, la garanzia di giusti diritti ed il conforto di diverse tutele. Un conflitto, questo, assolutamente deleterio oltreché inutile,che potrebbe solo fare male al Paese, non risolvendo assolutamente il problema ma dando l’alibi a coloro che vorrebbero smantellare del tutto i diritti dei lavoratori per massimizzare il proprio profitto personale a scapito della vita di milioni di persone.
Ciò che, come due ragazzi d'Italia, chiediamo alle nuove Camere ed al nuovo Governo che si insedierà [ammesso che – visti gli esiti del voto – riesca a nascere unnuovo Esecutivo] è come la politica vorrà affrontare questa grave e pericolosissima situazione e cosa, quali provvedimenti, intenderà mettere in atto per affrontare sistematicamente, con decisione, la questione del lavoro per i giovani.
Angelo Alessandro Palmeri
[Massimo Incegnieri]
