Le Poste mettono le ali.
No, non si tratta di una nuova possibile campagna promozionale del gestore nazionale del servizio postale, bensì di una curiosa operazione messa in piedi dal Governo italiano per [ri]mettere le mani dentro la compagnia aerea nazionale, Alitalia [oggi C.A.I. s.p.a.].
Il Gruppo Poste Italiane, infatti, entrerà nella compagine sociale di Alitalia con una quota dell'ordine del 10-15% ed un investimento economico di 75 milioni di euro, nell'ambito di un'operazione di aumento di capitale da 300 milioni di euro complessivi che daranno ossigeno alla compagnia sino alla fine dell'anno. Sì, mentre il costo della posta "prioritaria" [prioritaria rispetto a cosa, visto che la posta "ordinaria" non esiste iù?] aumenta di dieci centesimi le Poste ne mettono settantacinque in una società che perde 1,6 milioni al giorno.
Il Gruppo Poste Italiane, infatti, entrerà nella compagine sociale di Alitalia con una quota dell'ordine del 10-15% ed un investimento economico di 75 milioni di euro, nell'ambito di un'operazione di aumento di capitale da 300 milioni di euro complessivi che daranno ossigeno alla compagnia sino alla fine dell'anno. Sì, mentre il costo della posta "prioritaria" [prioritaria rispetto a cosa, visto che la posta "ordinaria" non esiste iù?] aumenta di dieci centesimi le Poste ne mettono settantacinque in una società che perde 1,6 milioni al giorno.
Quella di Alitalia è un'operazione che mai avremmo dovuto vedere. Un'operazione nata da un peccato originale, voluto da quel Berlusconi che - nel 2008 - utilizzò la questione della vendita [allora] della Compagnia di Bandiera [statale] ad Air France per meri fini elettorali. Utilizzò i nostri soldi, di tutti, per addossare allo Stato circa 3 miliardi di euro di oneri e fornire una compagnia aerea senza alcun debito a dei "capitani" presunti "coraggiosi", banche e concessionari pubblici, che misero un obolo ciascuno. Della partita, peraltro, fu pure proprio Air France, che entrò come socio maggiore con una quota del 25%. Alla faccia dell'italianità a tutti i costi.
Cinque anni dopo allora, quando - cioè - i soci possono, finalmente, vendere liberamente le proprie quote, ecco che il socio già di maggioranza relativa - Air France - si muove per acquistare le quote degli altri e prendersi Alitalia [come ampiamente prevedibile e già scritto sin dal 2008] ad un prezzo stracciato.
Cinque anni dopo allora, quando - cioè - i soci possono, finalmente, vendere liberamente le proprie quote, ecco che il socio già di maggioranza relativa - Air France - si muove per acquistare le quote degli altri e prendersi Alitalia [come ampiamente prevedibile e già scritto sin dal 2008] ad un prezzo stracciato.
Stracciato specie se paragonato a quello che era disposta a pagare cinque anni fa, ossia un miliardo di euro più l'accollo di tutti i debiti di Alitalia. Oggi potrebbe, invece, portarsi via la compagnia con qualche milioncino.
L'Alitalia di oggi, tra l'altro, non assomiglia alla "nuova Alitalia" che tutti incensavano nel 2008, quanto piuttosto al carrozzone che era la "vecchia Alitalia", quella pubblica, quella sprecona.
Alitalia privata è riuscita - in soli cinque anni - ad accumulare un debito di circa 1,13 miliardi di euro ed a perdere 1,6 milioni di euro al giorno.
Bravi, eh, questi "capitani coraggiosi"?
E lo Stato, che con tanta fatica [e tanti soldi] era riuscito ad uscire da Alitalia, cosa fa? La lascia stare, come dovrebbe fare - ed in genere fa - con le società private?
Assolutamente no. Lo Stato rispolvera il vecchio [ed inutile, davanti all'inettitudine delle nostre classi dirigenti ed imprenditoriali] adagio dell' "italianità" della compagnia aerea nazionale e.. ritorna dentro ad Alitalia, come socio oltre il 10%, tramite un gruppo controllato dal Governo, ossia Poste Italiane.
Insomma, sembrerebbe proprio che dopo cinque anni di "gioco" da parte di mirabolanti privati il giocattolo inizi a ritornare nelle mani del pubblico, di quel pubblico tanto vituperato quando gestisce direttamente le imprese e tanto benvoluto quando le stesse imprese le salva dall'incapacità degli imprenditori [o supposti tali].
Forse, e lo si dice sommessamente, il Governo avrebbe potuto impiegare quei 75 milioni di euro per fare altro, attraverso le Poste oppure autonomamente, magari finanziando un po' la lotta a quell'evasione fiscale che si mangia [e ci ruba] almeno 120 miliardi di euro ogni anno. Molto più di anni di manovre finanziarie.
Ma invece no, le Poste devono mettere le ali [alla faccia dei francesi].
Angelo Alessandro Palmeri
L'Alitalia di oggi, tra l'altro, non assomiglia alla "nuova Alitalia" che tutti incensavano nel 2008, quanto piuttosto al carrozzone che era la "vecchia Alitalia", quella pubblica, quella sprecona.
Alitalia privata è riuscita - in soli cinque anni - ad accumulare un debito di circa 1,13 miliardi di euro ed a perdere 1,6 milioni di euro al giorno.
Bravi, eh, questi "capitani coraggiosi"?
E lo Stato, che con tanta fatica [e tanti soldi] era riuscito ad uscire da Alitalia, cosa fa? La lascia stare, come dovrebbe fare - ed in genere fa - con le società private?
Assolutamente no. Lo Stato rispolvera il vecchio [ed inutile, davanti all'inettitudine delle nostre classi dirigenti ed imprenditoriali] adagio dell' "italianità" della compagnia aerea nazionale e.. ritorna dentro ad Alitalia, come socio oltre il 10%, tramite un gruppo controllato dal Governo, ossia Poste Italiane.
Insomma, sembrerebbe proprio che dopo cinque anni di "gioco" da parte di mirabolanti privati il giocattolo inizi a ritornare nelle mani del pubblico, di quel pubblico tanto vituperato quando gestisce direttamente le imprese e tanto benvoluto quando le stesse imprese le salva dall'incapacità degli imprenditori [o supposti tali].
Forse, e lo si dice sommessamente, il Governo avrebbe potuto impiegare quei 75 milioni di euro per fare altro, attraverso le Poste oppure autonomamente, magari finanziando un po' la lotta a quell'evasione fiscale che si mangia [e ci ruba] almeno 120 miliardi di euro ogni anno. Molto più di anni di manovre finanziarie.
Ma invece no, le Poste devono mettere le ali [alla faccia dei francesi].
Angelo Alessandro Palmeri
[Massimo Incegneri]
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