Mentre il Governo Letta ancora doveva ricevere la fiducia dalla Camea Alta del Parlamento, già il secondo partito di governo, il PDL, intonava un risoluto mantra riguardante l'IMU, scatenato dalle improvvide parole del neoMinistro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini: od il Governo si impegna ad eliminare e restituire l'importo 2012 dell'Imposta Municipale Unica [introdotta proprio dall'ultimo Governo Berlusconi e successivamente modificata in senso estensivo dal Governo Monti] invece di sospenderla semplicemente, oppure il PDL ritira la propria fiducia all'Esecutivo Letta.
Chissà che paura deve aver provato il buon Angelino Alfano, appena tornato al Governo in una posizione lievemente più alta della precedente [ebbene sì, ora è anche Vice Presidente del Consiglio.. la sua personale lunga marcia verso la Presidenza ha fatto passi da gigante].
Una domanda, però, sorge - veramente - spontanea.
Perché uno dei due principali partiti di Governo [nota bene: partiti di Governo sia prima che dopo le elezioni], che ha ideato e votato l'introduzione dell'IMU [anche nella versione che abbiamo conosciuto l'anno passato] oggi minaccia improbabili Aventini nel caso in cui il nuovo Esecutivo non elimini l'odiata e votata imposta?
La domanda non è affatto peregrina, se vista dal punto di vista del contribuente e - dunque - del cittadino.
La domanda non è affatto peregrina, se vista dal punto di vista del contribuente e - dunque - del cittadino.
Come è ampiamente noto, infatti, la pressione fiscale [le "tasse"] italiana è tra le più elevate del Continente ed il suo peso grava in special modo sul lavoro.
Ebbene, in un'ottica di rilancio dell'economia, di "dare ossigeno alle imprese" ed ai consumi, di liberazione di risorse intellettive come anche economiche, non si capisce perché un Governo dovrebbe dissanguarsi per abolire e restituire [!] l'IMU ai vari proprietari di case invece che impiegare un'identica somma di denaro pubblico proprio per ridurre il peso delle imposte sul lavoro.
Ebbene, in un'ottica di rilancio dell'economia, di "dare ossigeno alle imprese" ed ai consumi, di liberazione di risorse intellettive come anche economiche, non si capisce perché un Governo dovrebbe dissanguarsi per abolire e restituire [!] l'IMU ai vari proprietari di case invece che impiegare un'identica somma di denaro pubblico proprio per ridurre il peso delle imposte sul lavoro.
Le possibilità di intervento sarebbero davvero tante: una riduzione dell'IRAP [anche nell'auspicabile ottica di una sua futura cancellazione, se mai arriverà tale giorno], oppure una riduzione delle addizionali regionali od ancora una riduzione dell'IVA; fintanto un intervento - riduttivo - sui contributi pensionistici sarebbe possibile, dirottando nelle casse dell'Isituto Nazionale di Previdenza Sociale proprio l'ammontare di tributi raccolti con l'IMU.
E' sciocco e financo sconsiderato, invece, proporre solo ed esclusivamente l'eliminazione [perfettamente paragonabile un lucro cessante] e pure la restituzione [un danno emergente] dell'imposta sulla casa, una mossa che graverebbe notevolmente sulle casse dello Stato [per tacere di quelle dei Comuni] portando un lieve beneficio ai cittadini proprietari di immobili, beneficio che verrebbe peraltro subito vanificato dall'obbligato aumento di altre imposte e tasse [alcol, gioco, cinema, editoria, carburanti, ecc.], obbligato perché - dovendo ora rispettare un vincolo di bilancio molto stringente - lo Stato dovrà recuperare l'ammontare garantito oggi dall'IMU in altro modo.
Quella dell'eliminazione e restituzione dell'IMU pare proprio essere una semplice e sciatta mossa di propaganda di parte; forse è anche un po' [un bel po'] demagogia.
Angelo Alessandro Palmeri
[Massimo Incegnieri]
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