" L'Euro e l'Europa sono figlie dell' egoismo ".
No, non è una provocazione nè tantomeno la solita filastrocca recitata a memoria dagli euroscettici. E' una mia convinta e personale affermazione a difesa del progetto politico europeo e dell'Euro stesso.
La cessione della sovranità monetaria è infatti da definirsi un naturale decorso socio-politico ed economico di portata storica ma, per quanto epocale, assolutamente prevedibile e normale.
Per capire meglio il concetto è necessario fare una piccola premessa, citando semplicemente un nome: Thomas Hobbes. Filosofo politico.
Thomas Hobbes sosteneva che allo " stato naturale ", ossia in un mondo senza istituzioni e leggi, l'uomo fosse " Homo homini lupus " : un essere egoista, votato all'istinto di sopravvivenza. Immerso in un mondo dove per vivere era necessario competere con altri individui al fine di guadagnarsi le scarse risorse necessarie alla propria sussistenza, egli vivrebbe in un sistema caratterizzato da due sole costanti: la paura e l'incertezza. Per risolvere il problema, la razionalità dell'uomo porta gli individui ad unirsi in società, obbligando ciascuno di essi a rinunciare al proprio diritto relativo all'uso della forza e della violenza e delegandoli ad un' istituzione superiore: un sovrano, in questo caso.
Tutto molto bello. Ma che c'entra questo con la sovranità monetaria e già che ci siamo anche con quella politica?
Ci arriviamo subito.
Il semplice atto di " cedere " ad una terza parte il proprio diritto a difendersi, dovrebbe farci scattare in testa alcuni ragionamenti importanti: in prima battuta torna l'egoismo " ... io rinuncio perchè ho interesse a collocarmi in una situazione migliore rispetto alla precedente ... " e, d'altra parte, attraverso le pieghe dell'egoismo si viene a intravedere un elemento apparentemente in contrasto con lo sfrenato individualismo, ossia la fiducia. La fiducia è la più umana e la più irrazionale forma di collante tra individui: fidarsi è uno schiaffo all'egoismo, è quasi un gesto intimo attraverso cui si offrono le spalle al nostro interlocutore. Potremmo quindi sostenere che senza fiducia non ci sarebbero amicizia, amore, commercio, mercato e Stato mentre l'egoista per antonomasia non dovrebbe fidarsi di nessuno ( se non di se stesso ).
Arriviamo al dunque.
Ipotizziamo che i precedenti individui della teoria Hobbesiana siano gli Stati europei.
Fino a metà del secolo scorso, i rapporti statuali si svolgevano all'interno di un'arena politica violenta. Una sorta di " stato naturale ". La Prima e la Seconda Guerra Mondiale costituirono sicuramente l'apice della violenza nel Vecchio Continente. Gli Stati europei, mossi dai propri singoli interessi, finirono per dissanguarsi economicamente, politicamente ed umanamente.
Ci vollero milioni di morti e di danni incalcolabili per capire che l'unica soluzione al problema fosse quella di un progetto politico unico, che unisse l'Europa in nome di un futuro grande Stato federale.
Ma da dove cominciare?
Coloro che sostengono l'idea che l'Unione Europea sarebbe dovuta partire dall'unione politica anzichè dall'unione monetaria peccano di clamorosa ingenuità: parola di europeista convinto. Aldilà dei pochi romantici in buona fede, un discorso di questo genere si scontra con la dura realtà dei fatti: nessuno fa niente per niente. Un' unione politica creata sul nulla è assolutamente inconcepibile, sarebbe preda della più totale anarchia decisionale che a sua volta deriverebbe dai singoli interessi nazionali nonostante la terribile lezione delle due guerre mondiali.
Per arrivare a quel punto, era necessaria la creazione di una forte interdipendenza tra Stati. Qualcosa che incentivasse sin da subito l'accelerazione verso l'unità politica. Non è un caso che i primi accordi furono di natura economico/commerciale: solo attraverso l'abbattimento dei vincoli alla libera circolazione delle merci e delle persone sarebbe stato possibile cominciare la costruzione del sogno europeo. Fu quindi inizialmente l'interesse economico a spingere verso una prima unità gli Stati Europei, ancora sospettosi l'un dell'altro e con qualche rancore non del tutto estinto. E' però ovvio che nessuno avrebbe accettato, date le premesse esposte poc'anzi, di partire con un progetto politico strutturato.
Tuttavia, un magnifico filosofo come Voltaire, aveva già capito che le differenze potevano essere superate solo in un modo. Ecco cosa scriveva riguardo la Borsa:
" ... trovate riuniti i rappresentanti di tutte le genti per l'utilità degli uomini. Là l'Ebreo, il maomettano e il cristiano trattano l'uno con l'altro come se fossero della stessa religione, e danno il nome di infedeli solo a quelli che fanno bancarotta "
Se togliamo le religioni e le sostituiamo con gli Stati europei, il risultato non cambia. E' inizialmente il tempio laico del " dio denaro" ad appianare le differenze: ma anche a far sognare la stabilizzazione e la perpetuazione politica di una situazione simile .
Oggi, in un contesto mondiale sempre più globalizzato, laddove le potenze emergenti mostrano a livello economico una capacità di fuoco straordinaria, c'è ancor più bisogno di unione. Molto probabilmente, quando si pensò all'Euro, gli scenari erano già stati in parte previsti. La cessione della sovranità monetaria può essere letto sia come un atto di egoismo da parte dei Paesi Europei membri - siamo entrati in una moneta molto più forte rispetto alla Lira che ci mette in condizione di avere una moneta forte come la Germania - sia allo stesso tempo come gesto di fiducia - i Paesi europei più forti e sani hanno deciso di rinunciare alla propria valuta condividendone una con Paesi non proprio virtuosi e legandosi di conseguenza anche alla loro situazione economico/finanziaria.
Non dimentichiamo, inoltre, che un'unione politica senza prima quella monetaria avrebbe portato ad avere, oltre a valute diverse, anche debiti pubblici diversi e spese pubbiche altrettanto eterogenee. In questo senso l'Euro può considerarsi uno strumento virtuoso, dal momento che l'interdipendenza monetaria porta anche ad una comune politica di contenimento del debito e della spesa.
A partire dalla crisi del 2008 abbiamo inoltre condiviso idee, opinioni e discussioni tra Paesi membri. Ci sono stati momenti di tensione e sicuramente non mancheranno i motivi per ulteriori frizioni. Ma tutti questi sforzi serviranno per creare, seppur lentemante, una costante integrazione politica: uniti dall'interesse e tenuti insieme dalla fiducia arriveremo a concepire l'Unione Europea come un corpo unico, naturale ed essenziale del quale non potremo più fare a meno.
Massimo Incegnieri
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