mercoledì 7 gennaio 2015

Partita I.V.A.: si ammazza il vitello magro?








La fine dell’anno ha visto la travagliata e bislacca approvazione della Legge di Stabilità [la Finanziaria; ha solo cambiato nome ma è sempre la stessa cosa], contenente, secondo il pensiero del Governo e del suo Capo, riduzioni di tasse per 18 miliardi di Euro.

Forse, magari. Di certo non per le Partite I.V.A.. Anzi.

Se già si sapeva che il 2015 avrebbe portato in dote [salvo sospensioni che comunque non sono arrivate] un sensibile aumento della tassazione per i contributi pensionistici dei lavoratori autonomi iscritti all’INPS [+ 3%, dal 27,72& al 30,72%], il Governo del Fare, quello della Rottamazione, dei Giovani al Primo Posto, quello de “#lavoltabuona”, ha pure ben pensato di dare una ulteriore [enorme] mazzata proprio a quei giovani che – magari – hanno voglia di fare: ha triplicato [sì, triplicato] le tasse per le giovani Partite I.V.A., ossia ragazze e ragazzi sino ai 35 anni che, essendo agli inizi e quindi bisognosi, rientrano nello speciale “Regime dei Minimi” [pensato  proprio per agevolare l’indipendenza economica dei giovani lavoratori autonomi].

Cos’è successo in pratica?
In pratica è successo questo: dallo scorso 1 gennaio qualunque giovane che, volendosi dare da fare in un momento di crisi del lavoro subordinato senza stare ad aspettare la manna dal cielo o i soliti aiutini, deciderà [o, peggio, dovrà] aprire una Partita I.V.A., scoprirà che: [1] dovrà obbligatoriamente versare all’INPS oltre il 30% del suo imponibile [ossia i soldi necessari per vivere, cioè quelli guadagnati tolte le spese del lavoro, ossia quelle per la benzina, il pc, la carta e la stampante, gli strumenti necessari per lo svolgimento della professione] e [2] dovrà pagare allo Stato un ulteriore 15% di tasse.

In totale, cioè, perderà il 45,72% di quello che guadagna, così, senza nemmeno aver ancora acceso la luce. Il Giovane, la Speranza.

In più, lo stesso giovane scoprirà che avesse aperto la sua Partita I.V.A. solo pochi giorni prima, entro il 31 dicembre 2014, avrebbe pagato un terzo di tasse, cioè il 5% al posto che il 15%. Proprio così, un terzo.
In pratica, quindi, sarebbe stato in un regime per cui avrebbe perso "solo" il 35,72% di quanto guadagnato [5% di tasse + 30,72% di contributi previdenziali INPS]. Il 10% in meno.

Bella fregatura? Non è finita qui.


Il regime agevolato dei minimi ha un limite massimo d’età [35 anni come detto] e anche un limite massimo di fatturato [per evitare che uno potesse pagare solo il 5% di tasse pur avendo fatturato, ad esempio, 100.000 €]: 30.000 € lordi [cioè prima della diminuzione dovuta al pagamento di tasse e imposte varie] annui.
Ora, per quanto riguarda gli autonomi [i freelance, ossia molti giornalisti, redattori, traduttori ma anche praticanti avvocati, praticanti notai, praticanti commercialisti, architetti non iscritti all’Ordine, giovani medici, ecc.], il Governo ha deciso di dimezzare questo limite massimo, portandolo a 15.000 € lordi annui [cioè circa 8.000 € netti all'anno.. un po' poco per vivere forse?].
Se uno fattura più di quindicimila Euro esce dal regime dei minimi e paga ancora di più.

La geniale mossa del Governo del Fare e dei Giovani è quindi a tenaglia: da un lato triplica la tassazione e dall’altro dimezza il limite massimo di fatturato per cui si può rientrare nel regime agevolato.

Un bel regalo per l’anno nuovo, con il sorriso, dai Rottamatori per i giovani.
Per quei giovani che non si siedono ad aspettare ma che hanno idee, voglia di fare, di sbattersi e di lavorare anche quando il lavoro non c’è, provando a inventarselo. Certo, sono giovani senza sindacati, senza Landini o Camusso urlanti a difenderli; certo, sono voti che si possono perdere rispetto a quelli dei dipendenti, pasciuti e prezzolati con l’obolo di 80 € mensili. Certo, sono menti – autonome – che il Paese frustra, schifa e prende per il culo [sì, culo] una volta di più.

Magari l’ultima?




Angelo Alessandro Palmeri


Nessun commento:

Posta un commento