"Prepare for the nuclear attack! "
Questa canzone del gruppo metal svedese " Sabaton " mi è subito venuta in mente a seguito delle recenti dichiarazioni del giovane Kim Jong - Un ( la troverete in fondo all'articolo )
Ma torniamo alle cose serie: cosa ci dobbiamo aspettare dai proclami di guerra contro la Corea del Sud e gli Stati Uniti? Dobbiamo prendere in seria considerazione un possibile olocausto nucleare?
Volete un parere personale ? Proclami, proclami e ancora proclami.
Ci può essere qualche rischio concreto nelle esplosive minacce del giovane leader Nord Coreano? Poco o nulla. Vediamo il perché.
Partiamo da un presupposto.
Il giovane Kim ha un problema di tipo anagrafico: l'età. Ma non solo.
E' il figlio del fu caro leader Kim Jong - Il , amato dai generali e che proprio per questo motivo potrebbero essere insofferenti dinnanzi al cambio di leadership.
Per questo motivo Kim deve dimostrare di avere credibilità, soprattutto in un sistema decisionale chiuso come quello Nord Coreano, dove le decisioni politiche e militari vengono prese da un gruppo ristrettissimo di consiglieri. In questo caso i generali.
In un Paese come la Nord Corea l'esercito gioca infatti un ruolo fondamentale: se da una parte è garante e protettore del regime, dall'altra può considerarsi come il mezzo principale per " eliminare " chi dello Stato ne è il Presidente.
Kim evidentemente non convince. O perlomeno non convince ancora. Il paragone col padre resta, ed è un'eredità pesante. Su di sé ha la responsabilità di mantenere lo status quo che ha caratterizzato la Corea del Nord dagli anni cinquanta ad oggi. Probabilmente è persino lo stesso giovane Presidente ad essere cosciente di questo stato di cose, consigliato forse da qualche suo fedele spin doctor.
L'impressione circa la strategia di politica estera che sta portando avanti è quella del chicken game : vuole spingersi fino al limite per schivare l'impatto all'ultimo. Una sorta di prova di coraggio, di rito di iniziazione per essere ammesso nel club. Un' escalation di provocazioni, certamente forti ma prive di qualsiasi fondamento.Se poi a queste si aggiungono i fatti concreti, ecco che la commedia in salsa Orientale è ben servita. Tutto sembra credibile. Dall'esercito che si attesta sui confini sino alla chiusura del distretto industriale condiviso tra Corea del Sud e quella del Nord.Certamente plauderanno anche i fedeli alleati, dall'Iran alla Bielorussia. La Cina invece ha dichiarato esplicitamente " irritazione " per l'atteggiamento di Pyongyang.
Tuttavia oltre alla credibilità esterna ed interna, il Presidente Nord Coreano deve fare i conti con il suo potere non ancora del tutto consolidato. E' vero, è pur sempre il figlio del " divino " Kim Jong - Il ma è privo di quell'esperienza politica necessaria per muoversi in quel giardino di serpi che aspettano soltanto un suo minimo errore. Ecco quindi la sua necessità di emergere come uomo forte, attirando su di sé riflettori internazionali e proiettando l'attenzione della propria opinione pubblica e dei suoi generali dall'interno verso l'esterno. Tutto ciò è sintomo di pressioni molto forti : scaricare tensioni all'esterno per depressurizzare il clima interno.
Prima di concludere qualche osservazione.
Alcuni si saranno probabilmente spaventati anche per via delle manovre strategiche degli Stati Uniti. In realtà i discorsi che vengono fatti a portata dell'opinione pubblica sono sempre molto diversi dalla realtà: gli Usa si stanno ritagliando una doppia posizione favorevole. "Fingendo" di abboccare alla minaccia spostano uomini e mezzi, in maniera tale da aumentare ulteriormente la propria presenza in una zona nevralgica come il Pacifico Orientale.
La Cina probabilmente è conscia che l'atteggiamento della Corea del Nord sta favorendo una progressiva penetrazione americana, ma, per un'ovvia conseguenza logica, non può alzare la voce. Se lo facesse rischierebbe di legittimare i deliri Nord -Coreani. In fondo Seul è alleata di Washington e se viene minacciata è ovvia una mobilitazione militare Statunitense.
Quindi, nessuna paura. E' il normale decorso della politica internazionale. Nessuno attaccherà nessuno, non ci sarà alcun olocausto nucleare.
A meno che qualche generale, prendendo sul serio il buon Kim, non superi quella zona demilitarizzata larga 4 km ....
Massimo Incegnieri
( Angelo Alessandro Palmeri )
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