Quelle che seguono sono alcune considerazioni " a caldo " in merito ai recenti sviluppi del confronto a distanza tra Grillo e Bersani.
Data la situazione altamente " liquida " vogliamo proporre una piccola analisi sul rapporto tra leadership, eletti ed elettori nel Movimento Cinque Stelle.
La nostra valutazione si basa sui fatti attuali e quindi, ovviamente, ne è una semplice interpretazione.
Buona lettura!
La " rivoluzione " è compiuta.
L'esercito movimentista del generale Grillo Giuseppe è nella stanza dei bottoni.
Il sogno si è avverato per coloro che hanno deciso di delegare la propria rappresentanza al Movimento Cinque Stelle.
Nulla sarà più come prima, questo è certo. Politologi, sociologi e storici avranno materiale su cui lavorare per gli anni a venire.
Tuttavia per ogni " missione compiuta " se ne apre un'altra : tenere fede agli impegni presi con i propri elettori compatibilmente con i vincoli della realtà nazionale ed internazionale.
Con particolare riferimento al Movimento Cinque Stelle, la sfida nelle vesti di forza di governo causata dall'instabilità in Senato sarà doppiamente difficile.
Proprio oggi si è aperto un primo importante fronte, fondamentale per capire la tenuta dell'unità del neo-gruppo parlamentare. Pierluigi Bersani, leader del PD e tutt'ora candidato premier del centro-sinistra, ha intuito la possibilità di una probabile intesa aprendo quindi ad una convergenza di intenti attorno a quelle quattro leggi considerate " moralmente e politicamente " urgenti (sui cui anche i Montiani non avrebbero problemi a votare)
Tuttavia, perché ciò si realizzi, c'è il concreto bisogno di votare al Senato la fiducia per legittimare perlomeno un governo di minoranza. Grillo però, a quanto pare, pur promuovendo il "modello Sicilia" dove il centro-sinistra legifera e governa la Regione assieme al contributo dei Cinque Stelle, pare affossare quest'idea (perlomeno sulla carta).
Non solo. Il " portavoce " dei Grillini alza la voce e accusa Bersani di essere uno " stalker politico " ed un " morto che parla ".
L'alzata di scudi dello showman pare però non aver raccolto grande entusiasmo sulla Rete, la piazza per eccellenza della rivolta a Cinque Stelle. Molti infatti chiedono che venga votata la fiducia ad un governo " di minoranza e d'intesa " tanto che si stanno raccogliendo le firme affinché venga presa una decisione in questo senso. Senza alleanze, ovviamente. La notizia giunge addirittura dal Fatto Quotidiano, notoriamente simpatizzante del Movimento Cinque Stelle
Nonostante il bagaglio ideologico del Movimento sia stato quello delle " democrazia diretta " e della "partecipazione orizzontale", questa prima tegola pone in evidenza i primi grandi " ostacoli " alla dottrina movimentista: la delega e l'accountability ( ossia il dover rendere conto all'elettore del proprio operato ).
Qualcuno potrebbe obiettare che ben pochi degli eletti nelle precedenti legislature hanno tenuto fede a questo principio: obiezione legittima. Ma aggiungo che, per una forza politica che della trasparenza ai cittadini ha fatto il suo credo, tutto ciò è il minimo che ci si possa aspettare.
Questo è dunque il più grande bivio di inizio legislatura: comanda il capo o comanda la base che ha votato il Movimento?
I neo-parlamentari sono legittimati e delegati dal basso, grazie alla fiducia e ai voti dei propri elettori. Contano quindi di più i cittadini o le decisioni di Beppe Grillo? Un problema di questo tipo non è irrilevante, le conseguenze potrebbero addirittura portare allo smembramento dello stesso gruppo parlamentare.
Paradossalmente l'accountability dei neo-senatori a Cinque Stelle potrebbe essere richiesta con sorprendente anticipo. In fondo la politica è come la morte: mette tutti sullo stesso piano una volta che si occupano ruoli di potere. Il confine tra " essere diversi da loro " e " essere come loro " è davvero molto labile.
L'elettorato Grillino, a quanto pare, chiede responsabilità: saranno capaci i neo-eletti di garantirla?
Massimo Incegnieri
(Angelo Alessandro Palmeri )

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