Domenica scorsa, per chi se lo fosse perso, è stato messo in scena, in Milano, il "coupe de theatre" del capo della coalizione di destra, ma non candidato alla Presidenza del Consiglio, Berlusconi.
Parlando di un ipotetico nuovo [!] Contratto con gli italiani ha indicato che in un astratto primo Consiglio dei Ministri espressione della sua coalizione si disporrebbe immediatamente l'abrogazione dell'I.M.U. e la sua integrale restituzione
alle famiglie ed ai proprietari ai attività agricole per gli importi
pagati nel 2012. Non pago, ha dichiarato che lo stesso Consiglio dei
Ministri [ossia il Governo] provvederà alla riduzione degli eletti, in Parlamento così come in Regioni e Comuni [e le Provincie? N.d.A.] nonché alla riduzione dei "costi della politica".
Mi chiedo: di quale Governo parla?
Allo
stato attuale un ipotetico Governo che volesse concretizzare queste
quattro azioni potrebbe fare ben poco, specie nel corso della sua prima
riunione. Vediamo un po':
- abrogare l'I.M.U.: purtroppo l'I.M.U. è disciplinata, da una Legge dello Stato [l. 214/2011], sebbene modificata da un Decreto Legge [govenativo, d.l. 201/2011] che, per la sua natura, necessita di essere convertito in legge in tempi brevi [60 giorni] a pena di scomparire dall'Ordinamento a far data dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale [come se non fosse mai esistito, dunque]. Se anche, quindi, questo ipotetito Governo producesse un decreto legge abrogativo dell'I.M.U., la questione passerebbe alla responsabilità del Parlamento. L'eventuale paternità dell'abrogazione dell'I.M.U. sarebbe, cioè, di quest'ultimo e non del Governo, tanto quanto lo è stata quella della sua modifica, e non potrà mai farsi durante il primo Consiglio dei Ministri.
- rimborsare l'I.M.U.: situazione analoga alla precedente; poco può il Governo per decidere e rendere valida e vigente una norma di questo tenore. Il meccanismo, ed i tempi non brevissimi, sono analoghi a quelli necessari per l'abrogazione dell'imposta.
- ridurre gli "eletti": significa ridurre il numero dei Parlamentari e dei Consiglieri regionali e comunali; se per gli ultimi non c'è problema diverso è il caso relativo ai Consigli Regionali ed al Parlamento. In questi due casi sono le stesse assemblee che decidono da quanti soggetti essere composte, e ciò vale espressamente per Senato della Repubblica e Camera dei deputati, che godono di una totale autonomia nella propria autodeterminazione [ossia, sono loro a produrre le regole da applicare a loro stessi, ognuno per sé]. Sarebbe impossibile per il Governo agire per modificare il numero dei Parlamentari, perché questa è una funzione riservata al Parlamento stesso. Quindi, il Governo potrebbe anche passare tutte le sue riunioni a discutere della faccenda, senza però poter fare nulla.
- ridurre i "costi della politica": in questo caso il Governo qualcosa la può fare. Può ridurre i costi dell'Amministrazione; non della politica. Questo perché, similmente alla questione del numero degli eletti, sono le stesse Assemblee elettive [Senato della Repubblica, Camera dei deputati, Consigli vari] a decidere i propri bilanci. E' il Parlamento che decide quanto può spendere. Non il Governo. Anche in questo caso, dunque, il l'ipotetico Governo di cui si parla non potrebbe, sostanzialmente, agire.
Insomma, le proposte "shock" dello schieramento di Destra non è che non convincano, non possono farlo. Semplicemente perché sono impossibili da attuare così come sono sono proposte.
Il problema, ora, è però un altro.
Che siano possibili od impossibili, le proposte della Destra sono comunque tali: proposte.
Mi chiedo: le proposte della Sinistra?
Dove sono? E specialmente, quali sono?
Il problema è che al momento, "grazie" alla strategia di appeasement
[ossia, incasso il colpo e sto arroccato sul mio - sempre minore -
vantaggio] ed al bubbone di Monte dei Paschi di Siena, la Sinistra - ed
il Partito Democratico in particolare, quale suo componente più grande -
è assolutamente ferma. Silente.
Sarebbe il caso che non si parlasse di proposte ridicole od impossibili, non oscurandole od ignorandole bensì potendo parlare d'altro. Di proposte concrete, serie, fondate, reali.
Se,
però, chi [forse] è in grado di farle, queste proposte, e di porle
all'attenzione della discussione grazie al peso ed alle dimensioni che
ha, si rifiuta, di fatto, di partecipare alla campagna elettorale in maniera seria, coinvolta, si è costretti a rimanere con quel che si ha. Proposte ridicole ed impossibili.
Angelo Alessandro Palmeri
[Massimo Incegnieri]
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