martedì 26 febbraio 2013

La prova di maturità di Grillo e Bersani



Ora che la frittata è fatta, è giunto il momento di interrogarsi su quanto sia necessario fare.

Non mi dilungherò in analisi su meriti, demeriti o colpe.

Il Partito Democratico detiene la maggioranza alla Camera ma non al Senato, dove pur avendo la maggioranza relativa dei seggi non ha ottenuto quel magic number cifrato in 158 seggi. 
Scelta Civica con Monti, pur riuscita ad entrare in Senato, non ha comunque i numeri per supportare la coalizione di centro-sinistra e contribuire a raggiungere l'agognata supremazia a Palazzo Madama.
Il Movimento Cinque Stelle si afferma con forza inaudita e aldilà di ogni possibile previsione costringe Bersani a scendere a miti consigli. 

A sentire Andrea Scanzi, glottologo del movimento Grillino, i toni paiono meno esasperati di quelli sentiti in campagna elettorale. A quanto pare, fra le alte sfere dirigenziali, si comincia a guardare al futuro e a temere sia l'inesperienza degli eletti sia "l'  effetto Scilipoti ". Non a torto, poiché nessuno è immacolato dalle tentazioni ma soprattutto poco si sa dei neo-eletti dello stellato contingente movimentista.

Cosa dovrebbe fare dunque il segretario del PD? Poche cose ma essenziali.
Innanzitutto incontrare sia i rappresentanti Cinque Stelle e lo stesso Mario Monti. 
Chiedere di votare la fiducia a un governo di minoranza con un programma breve ma fondamentale per le sorti del Paese. 
I punti di convergenza esistono, specie su alcune tematiche molto specifiche, care a tutte e tre le formazioni.
Ecco in sintesi le quattro leggi a cui si deve porre subito mano:

1. Legge elettorale  
2. Legge sulla corruzione 
3. Legge sul conflitto di interessi 
4. Taglio ai costi della politica e fine dell'immunità parlamentare

In teoria tutti e tre gli schieramenti dovrebbero essere concordi su questi provvedimenti. 
Lo sforzo deve nascere dal Partito Democratico che dovrà dimostrare una certa capacità contrattuale; è ovvio che questo significa creare un governo di breve termine, al massimo di un anno. Scaduta la durata del periodo di " non belligeranza " , dopo aver completato queste riforme comunemente sentite, si potrà tornare al voto. Forse più tranquilli e con sorprese meno amare provenienti dalle urne. 




Massimo Incegnieri
( Angelo Alessandro Palmeri )




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